RITENUTA DELL’1% TRA IMPRESE: UN
NUOVO BALZELLO CHE AUMENTA COSTI E BUROCRAZIA E ALLONTANA LA SEMPLIFICAZIONE
PROMESSA
Dimentichiamo le promesse di semplificazione fiscale, se non
l’avevamo già fatto.
Con l’emendamento governativo alla Legge di Bilancio 2026, che
modifica l’articolo 25 del Dpr 600/1973, il futuro che si profila per le
imprese italiane è fatto di nuovi adempimenti, maggiori costi e ulteriore
complessità amministrativa.
Dal 1° gennaio 2029, ogni pagamento tra imprese per cessioni di
beni e prestazioni di servizi sarà assoggettato a una ritenuta d’acconto dell’1
per cento, salvo che il beneficiario abbia aderito al Concordato Preventivo
Biennale o al regime di adempimento collaborativo. Una misura che introduce, di
fatto, una “ritenuta universale” sui rapporti B2B.
Le conseguenze operative sono evidenti: milioni di imprese
verranno trasformate in sostituti d’imposta generalizzati, chiamate a
trattenere, versare e certificare imposte su ogni transazione commerciale. Un
sistema che rischia di rendere marginale la dichiarazione dei redditi come
momento di sintesi, spostando l’onere fiscale e burocratico sull’operatività
quotidiana delle aziende.
Altro che semplificazione.
Questa norma:
- aumenta
in modo significativo i costi amministrativi per le imprese;
- genera
criticità nella gestione della liquidità, anticipando il versamento di
imposte;
- colpisce
in modo sproporzionato le piccole e medie imprese, che rappresentano
l’ossatura del sistema produttivo nazionale;
- aumenta
in modo esponenziale il lavoro dei Commercialisti in sede di compilazione
e invio delle Certificazioni Uniche e 770
Ancora più problematica è la previsione delle esclusioni.
L’esonero dalla ritenuta è subordinato all’adesione a specifici strumenti di
compliance fiscale, che finiscono per assumere il ruolo di “lasciapassare”
obbligato per evitare un aggravio sistematico. Una scelta che solleva serie
perplessità sotto il profilo della libertà d’impresa e dell’equità del sistema
tributario.
L’UNGDCEC, in rappresentanza dei giovani professionisti impegnati
quotidianamente al fianco delle imprese, esprime grandi perplessità verso una
misura che rappresenta un ulteriore allontanamento dagli obiettivi di
semplificazione fiscale più volte promessi.
Il contrasto all’evasione non può essere perseguito trasformando
le imprese in esattori, né scaricando su di esse il peso di un sistema sempre
più complesso e oneroso. Come già più volte chiesto, servono regole chiare,
stabili e realmente semplificate, non nuovi meccanismi che appesantiscono
l’attività economica e penalizzano chi già opera correttamente.
Chiediamo di nuovo al legislatore un confronto costante con i
professionisti, per evitare che l’ennesima promessa di semplificazione si
traduca, inevitabilmente, in un aumento della burocrazia e dei costi per le
imprese italiane e per i professionisti che le affiancano.
Roma, 22/12/2025
La Giunta UNGDCEC