Riforma giustizia tributaria: è necessaria
la presenza di un giudice
laureato in materie economiche e aziendali
A partire dalla pubblicazione del nuovo
testo di riforma del processo tributario, avvenuta pochi giorni fa, la stampa specializzata
e gli operatori ne stanno approfondendo i contenuti. E, dal canto suo, l’Unione
dei Giovani Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili può dirsi
soddisfatta di aver visto recepiti diversi dei punti su cui si era espressa, da
ultimo, con il proprio documento del 14 aprile scorso.
Invarianza della denominazione delle
Commissioni Tributarie, specializzazione del giudice assunto per concorso, al
quale affidare in composizione monocratica le liti fino a 3.000 euro: sono
alcuni degli elementi che si possono per l’appunto ritrovare nell’attuale
versione dello schema di disegno di legge che reca le disposizioni in materia
di giustizia tributaria, che si mostrano in sintonia con le proposte della
nostra Associazione e rispetto ai quali non possiamo pertanto che apprezzare il
lavoro che è stato fatto.
Ciò che, al contrario, desta (più di)
qualche perplessità è la proposta di esclusione, dai concorsi per la
“magistratura tributaria”, di coloro che sono laureati in materie economiche
ed aziendali, non potendo infatti, rebus sic stantibus, neanche
tentare di divenire giudici tributari. Ciò in quanto viene richiesto, come
requisito minimo per accedere alle selezioni, la laurea in giurisprudenza e
nonostante il paradosso per cui viene previsto che i candidati al concorso in
esame debbano parimenti sostenere una prova incentrata su materie tecniche
aziendali (che formano la “base logica” su cui le controversie fiscali
risultano spesso incentrate).
Rispetto a quest’ultimo
aspetto non possiamo che dissentire in maniera assoluta dall’impostazione che è
stata data al testo attualmente proposto, che pare porsi in linea con una
progressiva estromissione, dalla giurisdizione fiscale, degli esperti in
materie economiche. I quali, diversamente – com’è stato già fatto notare col
documento UNGDCEC del 14/04/2022 – dovrebbero invece trovare spazio, in primis
in qualità di difensori, anche nell’ambito del giudizio presso la Corte di
Cassazione.
Urge quindi senz’altro un primo e rapido
cambio di passo su questa immotivata esclusione dai concorsi per l’accesso al
ruolo di giudice tributario. Prendendo coscienza del fatto che, in un ambito
così interdisciplinare com’è quello fiscale, è necessario far coesistere tutte
le anime che ne rappresentano i fondamenti.
Solo così sarà possibile ottenere la vera
equità: sia per chi giudica che per chi viene giudicato nelle aule della
giustizia tributaria.
Roma,
17/05/2022
La
Giunta UNGDCEC