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05 OTT 2018

Comunicato stampa: Il dottore commercialista attore nell'agrifood italiano

Foggia, 5 ottobre 2018 - L'Italia è il primo Paese d’Europa per il numero di giovani under 35 attivi nella filiera agricola che diventa sempre più 4.0: le imprese gestite dai “millennial farmers” sono quasi 60 mila e aumentano del 6 per cento ogni anno. Dei ragazzi che hanno deciso di lavorare nel mondo dell’agricoltura uno su quattro è laureato, otto su dieci viaggiano all'estero e si inseriscono più facilmente in nuovi mercati. A loro va incontro l’Unione europea che, per consentire di iniziare l’attività, mette a disposizione dei fondi attraverso i suoi Piani di sviluppo rurale (Psr) per i quali, nel biennio 2016/2017 hanno presentato domanda circa 30 mila giovani: il 61% da sud e isole, il 19% dal centro e il 20% dal nord. Sicilia e Puglia sono le prime due regioni, con 4.700 e 4.540 domande.  

“L’agricoltura ha trovato il modo di innovarsi”, sottolinea Daniele Virgillito, presidente del sindacato Unione Nazionale Giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (Ungdcec) che ha organizzato il Convegno dal 4 al 6 ottobre all'Università degli studi di Foggia. “Pur essendo il comparto ‘tradizionale’ per eccellenza - osserva - ha saputo reagire alla crisi economica, adeguandosi alle sfide emergenti”. Questo settore si colloca nell’ambito dell’Unione europea “al primo posto in termini di valore aggiunto prodotto (31,5 miliardi di euro) – spiega ancora Virgillito - mentre a livello nazionale il valore della filiera raggiunge il 13,5% del Pil”.

“Una delle gambe su cui si reggono la nostra economia e la nostra identità pugliese è proprio l’agricoltura” ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in una nota. “La qualità della vita dei cittadini non può prescindere da uno sviluppo ecosostenibile che parta proprio dal settore agroalimentare – ha aggiunto il presidente - e la scelta di Foggia come sede dell’incontro è coerente con la vocazione naturale di una città e di un territorio che vogliono raccogliere la sfida per riagganciare la qualità della vita, la questione sociale e un nuovo sviluppo ambientalmente orientato”. Il convegno si svolge infatti non a caso in una terra conosciuta a tutti come il “granaio d’Italia” e dove, fra 2015 e 2017, il comparto agricolo è cresciuto del 4%, registrando, secondo Coldiretti, il +9% nell'esportazione dei prodotti, con un aumento dell’occupazione nel settore del 6% negli ultimi cinque anni.

“Un comparto, quello agricolo, che si sta quindi mostrando resiliente – aggiunge Virgillito - secondo chiavi strategiche, quali innovazione e aggregazione che sembrano il punto di forza delle eccellenze italiane per essere competitive a livello internazionale”. Non mancano tuttavia problematiche operative notevoli: “Per guidare un’azienda agricola hi-tech è necessario un ampio ventaglio di conoscenze non solo fiscali, ma anche gestionali e organizzative - ricorda il presidente Ungdcec. Le normative non sono adeguate a queste continue evoluzioni e l’internazionalizzazione del settore porta a nuove questioni legate, per esempio, al regime speciale di cui le imprese godono per l’Iva e ai rapporti con l'estero”. “L’andamento sui mercati, anche internazionali, potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela contro la cosiddetta "agropirateria" che fattura oltre 100 miliardi di euro l’anno” osserva ancora Virgillito - utilizzando impropriamente località, immagini e ricette che richiamano all'Italia con prodotti contraffatti”. Ciò si affianca al fatto che il 2018 per i commercialisti è stato l’anno della “fiscal pirateria”: “un periodo in cui, fino a oggi, abbiamo visto anche l’escapologo sbarcare in Senato” spiega il presidente Ungdcec. “I giovani professionisti devono dimostrarsi anch’essi resilienti, capaci di reagire positivamente al cambiamento di scenario, accettando anche le situazioni sfavorevoli e tramutandole in occasioni di affermazione in un contesto poco ‘fertile’”.

A margine dell’incontro si è parlato anche di Flat tax, che se fosse adottata come  ipotizzato fino ad ora “disincentiverebbe le formule aggregative invece di favorirle.” osserva Virgillito. “In base al provvedimento, se due commercialisti, per esempio, fatturassero singolarmente fino a 100 mila euro, avrebbero un tax rate ridotto e pagherebbero solo il 15 per cento di imposte”. Se invece gli stessi due professionisti “si associassero fatturando complessivamente fino a 200 mila euro – spiega - pagherebbero un’Irpef molto più elevata”. Questo, per l’Unione commercialisti “scoraggerebbe chi vuole associarsi, mentre potrebbe incentivare il nanismo dei nostri studi professionali”.