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Novità - News dall'Unione - 21 dicembre 2012

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Comunicato stampa: "Approvazione legge sulle professioni non regolamentate"

logonews venerdì 21 dicembre 2012

Il Parlamento approva la legge sulle professioni non regolamentate.
L’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili denuncia l’incoerenza e la doppiezza della legislazione.
Non si tratta di una profezia che si autoavvera (da tempo l’Unione si è pronunciata sulla strana piega che stava prendendo la questione della regolamentazione di quelle attività intellettuali) ma dei fondati timori di chi ha già da tempo inteso le dinamiche e gli interessi più o meno palesi sottostanti alla manovra.
Dunque doppio binario per professioni regolamentate - per le quali il dictat è liberalizzare, alleggerire, deregolamentare – e professioni non regolamentate per cui invece si fa un nuovo impianto normativo, parallelo a quello delle professioni con ratio pressoché identica: formazione, codice deontologico, sanzioni disciplinari, tutela degli utenti.
Bisogna sicuramente fare dei distinguo: ci sono alcune attività intellettuali assolutamente nuove; altre assolutamente già esistenti e compiutamente normate. Noi parliamo della nostra che fa parte della seconda specie e per la quale esiste un ordinamento, nella formulazione del decreto legislativo n.139/2005, e un corpo professionale vivo e vegeto.
Dal tenore della novella legge sulle “professioni non organizzate in ordini e collegi” si dovrebbero ritenere escluse le attività di professioni già organizzate in ordine e collegi. E invece si legge ripetutamente che ne fanno parte la consulenza fiscale e aziendale.
Il disappunto dell’Unione viene appunto dal non aver escluso dalla nuova legge quelle attività per le quali esiste già un corpo professionale e per le quali le ragioni della tutela dell’utenza (dal lato della domanda dei servizi professionali) e del rispetto delle regole della concorrenza (dal lato dell’offerta dei servizi professionali) non reggono affatto.
Il sospetto che la spinta all’emanazione della legge venga da associazioni che afferiscono ad attività radicate nel tessuto economico e non già nuove è fondato. Se da un lato c’è l’esigenza di offrire riferimenti e confini ad attività nuove che si vanno diffondendo, dall’altro emerge chiaramente la volontà di riconoscere piena legittimità a soggetti che, per averle, avrebbero solamente dovuto accettare le regole già previste e seguire l’iter formativo disciplinato nel sistema ordinistico.
In un ragionamento di parte, ci eravamo augurati di non ricevere l’ennesima spallata da parte di gruppi di interesse che ambiscono a dividere con i dottori commercialisti una parte importante della ricchezza di questo paese. Ma così non è stato.
In un ragionamento per il bene di tutti, ci chiediamo cosa tributi professionalità a una prestazione: se l’aver creato una nuova casa per esercenti attività intellettuali oppure il rispetto di un percorso formativo e l’adesione obbligatoria a un sistema di regole, come previsto dagli ordinamenti professionali.
Le parole abbisognano di rigore per non ingenerare confusione: dopo questa legge chi sarà il professionista? A quali professionisti consegneremo la fede pubblica?

La Giunta UNGDCEC





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